Informati liberamente sul web!

Approfondimenti a tema "Salute e benessere"

Concepire un bambino, problemi di infertilità, fecondazione assistita e esami di diagnosi prenatale

 

Uno dei momenti più indimenticabili per una coppia è il concepimento del bambino. Una donna tendenzialmente quando comincia a desiderare di avere un figlio vorrebbe rimanere incinta nel minor tempo possibile. E questo solitamente non avviene, sono necessari diversi tentativi, solitamente si prolungano in mesi, ma questa cosa non deve affatto preoccupare in quanto nelle coppie normali, e quindi non affette da particolari problemi di infertilità, i mesi relativi ai tentativi possono arrivare fino a 12, quindi fino all'anno.

Tra l'altro un fattore statisticamente interessante è che una coppia su due sbaglia la scelta del giorno per provare a concepire, quindi vengono scelti i momenti sbagliati del ciclo mestruale. Bisogna conoscere il momento esatto, e all'interno di un mese sono veramente pochi i giorni utili per riuscire ad arrivare al concepimento, e quindi per riuscire a rimanere incinta. Fortunatamente esistono in commercio dei prodotti che possono aiutarci ad individuare giorni esatti, per questo motivo il margine di errore può essere notevolmente ridotto.

Tuttavia quando si oltrepassano i 12 mesi di tentativi bisognerebbe cominciare a pensare di parlare con uno specialista. Eventualmente se vengono sospettate delle problematiche si procederà a degli esami specifici, ed in base a quelli si determinerà il percorso terapeutico per un'eventuale iter di fecondazione assistita o inseminazione artificiale. Cosi come sono stati fatti enormi progressi nel campo della diagnosi prenatale (translucenza nucale, l'esame villocentesi, amniocentesi, analisi citogenetiche), anche in settore della PMA (procreazione medicalmente assistita) ha fatto passi da gigante.

Fortunatamente centri medici specializzati in procreazione medicalmente assistita possono offrire un'utilissima assistenza ed aiuto in questo senso e i casi di successo ogni anno rappresentano un numero veramente notevole in Italia e in Europa. Su internet è possibile accedere a numerose informazioni al riguardo, avendo anche la possibilità di contattare telematicamente i centri specializzati in PMA, per richiesta di maggiori informazioni o delucidazioni. Si parte da una consulenza genetica, passando per la consulenza psicologica, fino ad arrivare alle sedute di inseminazione vere e proprie, in alcuni casi, o alla fecondazione in vitro in altri.
Non bisogna quindi disperare, i casi trattati con successo in Italia sono numerosissimi, e il livello di assistenza e specializzazione è ormai uniformemente elevato.

Test ed esami in gravidanza e diagnosi prenatale

I test gravidanza per individuare la presenza di anomalie cromosomiche e di trisomie nel feto sono diversi, alcuni dei quali più invasivi rispetto agli altri e/o più sicuri dal punto di vista del tasso di falsi positivi.

Tra i test più invasivi per individuare presenza di Sindrome di Down, vi sono senza dubbio l’amniocentesi e la villocentesi, i quali, nonostante abbiano un tasso di falsi positivi non molto elevato, sono tra i test più pericolosi dal punto di vista del rischio aborto. Ma non sono gli unici.

In generale, la scelta di eseguire un test di screening durante il periodo della gravidanza deve sempre tenere in considerazione alcuni fattori specifici, non ultimi l’età della gestante e la presenza o meno di parenti prossimi con Sindrome di Down o altre malattie cromosomiche. Si tratta quasi sempre di esami invasivi che, nel caso dell’amniocentesi, della villocentesi e del prelievo per via cutanea del sangue ombelicale (cordocentesi), presentano un seppur basso rischio di aborto.

Harmony test

Tra i test non invesivi di ultima generazione sta prendendo molto piede l’Harmony test, che è probabilmente il primo test assolutamente non invasivo che permette di avere informazioni affidabili senza dover ricorrere ad aghi o cose del genere. L’Harmony test infatti si basa sul prelievo di sangue e non comporta alcun rischio per la gestante che si sottopone ad esso. In caso poi di risultati positivi, si cercherà di circoscrivere l’analisi mediante ulteriori esami che possono essere la villocentesi o l’amniocentesi.

Cordocentesi

La cordocentesi consiste nel prelievo di sangue ombelicale: attraverso un ago sottile che viene guidato da un ultrasuono, si procede al prelievo di un piccolo campione di sangue da analizzare, allo scopo di individuare non solo la presenza di eventuali malattie del sangue, ma anche infezioni ed incompatibilità Rh.

Nel caso in cui attraverso la cordocentesi si scopra incompatibilità Rh (feto positivo e madre negativa), i medici possono ritenere necessaria una trasfusione di sangue che, tuttavia, non è esente da pericoli. Infatti, essa può produrre un’anemia letale nel caso in cui la madre sia isommunizzata, ovvero abbia degli anticorpi che attaccano il corpo del bambino.

I risultati di questo test sono disponibili nel giro di qualche giorno, e questo è un grosso vantaggio perché in altri test di questo tipo l’attesa è generalmente più lunga. Si tratta di un test comunque relativamente nuovo, che può portare numerosi vantaggi.