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Breve storia del sigaro

 

E’ difficile calcolare quando sia iniziata la prima coltivazione di tabacco, ma la certezza è che iniziò in America, quando dopo la sua scoperta si viene a conoscenza del fatto che le popolazioni indigene coltivavano tabacco da secoli per fumarlo. Prima dell’arrivo degli spagnoli in America erano i Maya che coltivavano la pianta del tabacco ed utilizzavano le loro foglie per creare i primi sigari al mondo. Infatti il termine spagnolo “cigarro” deriva dal termine maya “sikar” che significava letteralmente “fumare”. Le tecniche di semina e di utilizzo del tabacco vengono in fretta diffuse in tutte le regioni del continente americano fino ai pellerossa.


Documentario sui sigari cubani


All’inizio del quindicesimo secolo gli spagnoli di ritorno dalle americhe, iniziarono a diffondere in Spagna e Portogallo l’usanza di fumare sigari, che divenne in fretta un simbolo di ricchezza. Un secolo dopo si diffuse anche nel resto dell’Europa tramite vari ambasciatori che dal Portogallo portarono quest’abitudine nei loro rispettivi paesi. Nel diciottesimo secolo dopo una campagna di militare a Cuba, un comandante dell’esercito americano introdusse la coltivazione del tabacco nel Connecticut, che diventerà negli anni lo stato di produzione principale al mondo di sigari.

Nell’800 di nuovo grazie ai soldati di ritorno dalle campagne in America che il sigaro viene rapidamente diffuso in tutta Europa ed iniziano a comparire le prime sale dedicate al fumo del sigaro ed inoltre viene ideato un abito apposito per questi eventi, lo smoking. Nella seconda metà di questo secolo il principale produttore di sigari diventa Cuba, che può vantare ben 1300 fabbriche che lavorano esclusivamente a mano ogni singolo passaggio della creazione del sigaro. Verso i primi del 900 vengono introdotti dei nuovi macchinari che consentiranno di aumentare la produzione a discapito ovviamente della mano d’opera e dell’occupazione. Difatti a Cuba si oppongo fortemente a queste nuove macchine e porta di conseguenza al emigrazione di molti marchi di produzione verso i paesi vicini, portando il numero di fabbriche da più di 1000 ad appena 130.